Videosorveglianza professionale e cybersicurezza: cosa rischiano le aziende nel 2026.
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Perché serve la cybersicurezza? Un punto di vista tecnico.
Il mondo della videosorveglianza professionale si è spostato ormai da diverso tempo sulle soluzioni basate su IP, per gli oggettivi vantaggi che questa modalità offre anche in termini di flessibilità degli impianti.
Tuttavia, bisogna ricordare che, dal punto di vista informatico, le telecamere sono a tutti gli effetti dispositivi IoT. E sono proprio questi dispositivi ad essere, in tempi recenti di particolare interesse per i cybercriminali.
Nel 2024 sono stati registrati a livello globale 3.541 attacchi informatici gravi, con un incremento del +27% rispetto all’anno precedente (Rapporto Clusit 2025). L’Italia, pur rappresentando solo l’1% del PIL mondiale, ha subito il 10% degli attacchi globali, una sproporzione che riguarda direttamente anche i dispositivi IoT connessi come le telecamere IP. Non a caso, nel solo marzo 2025 sono stati individuati oltre 1.200 dispositivi di videosorveglianza italiani compromessi e arruolati in botnet per attacchi DDoS..
Il tema della corresponsabilità nella normativa
Le possibili conseguenze di una scarsa sicurezza nella videosorveglianza professionale
La cybersicurezza nella videosorveglianza professionale è una necessità
Cybersicurezza nei sistemi di videosorveglianza professionale
Sì. Le telecamere IP sono a tutti gli effetti dispositivi IoT connessi alla rete e come tali sono bersagli reali dei cybercriminali. Nel 2025, oltre 1.200 telecamere italiane sono state compromesse e usate in botnet per attacchi DDoS. Le vulnerabilità più comuni sono credenziali di default non modificate, firmware non aggiornato e porte di rete esposte.
I rischi sono molteplici: accesso non autorizzato ai flussi video, violazione della privacy degli interessati, utilizzo delle telecamere come punto di ingresso per attacchi ad altri dispositivi della rete aziendale, e arruolamento dei dispositivi in botnet per attacchi DDoS. Una telecamera vulnerabile può essere l’anello debole dell’intera infrastruttura IT.
Sì. Il titolare del trattamento ha l’obbligo di garantire la riservatezza delle immagini raccolte, anche quando vengono archiviate in cloud o trasmesse a terzi. Una violazione causata da scarsa sicurezza informatica dell’impianto può configurarsi come negligenza, con conseguenti sanzioni, richieste di risarcimento e danni reputazionali.
Un sistema di videosorveglianza cybersicuro adotta crittografia dei flussi video, autenticazione robusta, aggiornamenti firmware regolari, segmentazione della rete e conformità alle normative vigenti come il GDPR e la Direttiva NIS2. Questi elementi non sono optional ma requisiti minimi per impianti professionali installati oggi.
L’installatore condivide una responsabilità nella corretta configurazione dell’impianto: deve modificare le credenziali di default, aggiornare il firmware, isolare i dispositivi in segmenti di rete dedicati e informare il cliente sui rischi residui. Scegliere prodotti di produttori che garantiscono supporto continuativo agli aggiornamenti di sicurezza è un criterio di selezione fondamentale.
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