Videosorveglianza e privacy: le norme da seguire per evitare sanzioni.

Scopri come proteggere rete e dati con sistemi di videosorveglianza sicuri e conformi al GDPR. La privacy oggi è parte della sicurezza digitale. 

Da semplice strumento di controllo degli accessi o prevenzione dei furti, la videosorveglianza si è evoluta in un sistema intelligente, interconnesso e integrato nelle reti aziendali e residenziali. Le telecamere IP, oggi parte dell’universo IoT, comunicano costantemente con server, cloud e dispositivi mobili, offrendo flessibilità e controllo in tempo reale. Ma questa evoluzione ha introdotto anche un nuovo tema: videosorveglianza e privacy spesso sono percepite come conflittuali, soprattutto alla luce dei rischi che avere sistemi costantemente esposti introduce. La tutela dei dati personali, insomma, richiede anche una solida sicurezza. Ecco come implementarla nei progetti.

 

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Videosorveglianza e privacy: la tutela passa anche dalla cybersecurity 

Studi recenti dimostrano come le telecamere IP possano essere sfruttate come strumenti di attacco in attività criminali, attacchi finanziari e per costruire infrastrutture di criminalità digitale. Un sistema non protetto può essere utilizzato per accedere alla rete aziendale, spiare gli ambienti o diffondere attacchi su larga scala. La sicurezza, quindi, deve essere studiata e progettata anche sul piano digitale: proteggere i dati video equivale a proteggere l’intera infrastruttura tecnologica dell’edificio.

Videosorveglianza e cyber risk: impianti nel mirino degli hacker 

Ogni telecamera connessa alla rete è potenzialmente un punto d’ingresso per i cybercriminali. La videosorveglianza è diventata uno dei bersagli preferiti degli hacker per la sua duplice natura: raccoglie dati sensibili e, in molti casi, è integrata in reti aziendali complesse. Basta una configurazione errata o un firmware non aggiornato per aprire la porta a intrusioni che possono compromettere l’intero sistema.

Le vulnerabilità più diffuse riguardano diversi aspetti del funzionamento e della gestione dei dispositivi:

  • credenziali di default non modificate dopo l’installazione, facilmente individuabili;
  • firmware obsoleto o non aggiornato, che lascia aperte falle di sicurezza note;
  • assenza di cifratura nei flussi video o nei dati trasmessi tra telecamere e server;
  • accessi remoti non controllati o configurati senza autenticazione forte;
  • gestione insufficiente delle password e delle autorizzazioni di amministrazione.
In diversi casi, piattaforme pubbliche come Insecam.org o motori di ricerca come Shodan hanno mostrato flussi video provenienti da telecamere non protette e hanno reso universamente pubblica la concretezza del rischio. Le conseguenze vanno oltre visione non autorizzata delle immagini: un attacco può trasformare i dispositivi in strumenti per lanciare attacchi DDoS, compromettere la rete interna o diffondere malware.

 

 

Videosorveglianza e cyber risk impianti nel mirino degli hacker.

​Videosorveglianza e privacy: cosa dice il GDPR

Il tema della sicurezza non deve tuttavia oscurare l’importante equilibrio tra videosorveglianza e privacy, normato dal Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) e dal Codice della Privacy italiano, i quali fissano i principi fondamentali per il trattamento delle immagini. Ogni impianto deve essere progettato e gestito nel rispetto della liceità, della proporzionalità e della minimizzazione dei dati, raccogliendo solo ciò che è necessario per la finalità dichiarata.

Il titolare del trattamento è responsabile della corretta gestione del sistema: deve informare in modo chiaro gli utenti sulla presenza delle telecamere, indicare le finalità del trattamento e definire con precisione i tempi di conservazione delle immagini, che in genere non dovrebbero superare le 24 ore nei giorni feriali e le 72 ore nelle chiusure per il fine settimana, salvo casi particolari. È inoltre tenuto ad adottare misure di sicurezza tecniche e organizzative adeguate, come la cifratura dei dati, la gestione sicura degli accessi e la protezione fisica dei dispositivi di registrazione.

In contesti complessi, come la videosorveglianza su larga scala o integrata con sistemi intelligenti, può rendersi necessaria una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA). Questo documento serve a individuare i potenziali rischi per la privacy e le misure per mitigarli. La mancata osservanza delle regole del GDPR espone a sanzioni significative, che possono raggiungere milioni di euro o una percentuale del fatturato annuo globale, oltre a compromettere la fiducia dei clienti e la reputazione dell’azienda.

Privacy e conformità operativa: le buone pratiche da seguire 

Rispettare la privacy richiede di saper trovare il giusto equilibrio tra controllo e tutela dei dati personali. Le buone pratiche operative iniziano già nella fase di progettazione: un impianto conforme è quello pensato per ridurre al minimo la raccolta e la conservazione delle informazioni, senza pregiudicare l’efficacia del sistema.

Per rispettare la normativa sulla videosorveglianza e garantire la tutela della privacy, è utile seguire alcune regole di base:

  • installare cartelli informativi visibili con i dati del titolare del trattamento e la finalità del sistema;
  • limitare l’angolo di ripresa per evitare aree pubbliche o spazi non pertinenti;
  • ridurre i tempi di conservazione delle immagini, di norma entro 7 giorni salvo necessità documentate;
  • implementare misure tecniche di sicurezza come crittografia, firewall e autenticazione a più fattori;
  • archiviare i dati su server certificati o in infrastrutture cloud sicure;

Dal punto di vista tecnico, la collocazione delle telecamere e la gestione degli accessi devono essere valutate con attenzione. In ambito lavorativo, inoltre, l’uso della videosorveglianza deve sempre rispettare le garanzie previste dalla legge e prevedere un’adeguata informativa ai dipendenti. Integrare questi accorgimenti fin dalla fase di progettazione consente di creare una videosorveglianza conforme by design, dove la tutela dei dati è parte integrante dell’efficacia dell’impianto.

 

 

Videosorveglianza sicura e conforme lecosistema Comelit

Il ruolo dei professionisti nella sicurezza digitale 

La crescente interconnessione degli impianti ha ridefinito anche le competenze richieste ai professionisti del settore. Installare una telecamera oggi non basta più: occorre conoscere i principi della cyber security, le regole sulla videosorveglianza GDPR e le best practice per la protezione dei dati. La competenza tecnica deve estendersi alla gestione sicura della rete e all’uso consapevole delle piattaforme cloud.

Il professionista diventa così una figura di riferimento sia per la realizzazione dell’impianto, sia per la consulenza in materia di sicurezza digitale. Saper orientare il cliente verso soluzioni conformi, identificare i rischi di configurazione e suggerire tecnologie certificate è un valore aggiunto che differenzia sul mercato.

Anche la formazione continua riveste un ruolo decisivo. Le normative si evolvono, così come i metodi di attacco informatico: aggiornarsi su regolamenti, protocolli di cifratura e strumenti di monitoraggio significa poter offrire impianti che restano sicuri nel tempo. L’adozione di piattaforme affidabili e partner tecnologici qualificati, come Comelit, semplifica il lavoro e assicura risultati verificabili e duraturi.

 

Videosorveglianza sicura e conforme: l’ecosistema Comelit 

Garantire la sicurezza delle immagini e la tutela dei dati non è possibile senza tecnologie affidabili. In questo scenario, Comelit ha sviluppato un ecosistema pensato per offrire una videosorveglianza sicura, conforme e completamente integrata con gli altri sistemi dell’edificio.

Alla base c’è un’infrastruttura cloud basata su server AWS europeo, che assicura elevati standard di protezione fisica e digitale, grazie a protocolli avanzati di cifratura e ridondanza dei dati. Tutti i flussi video e le comunicazioni tra dispositivi, app e server avvengono attraverso canali criptati, impedendo l’intercettazione o la manipolazione delle informazioni. La gestione degli accessi è progettata per garantire che solo utenti autorizzati possano visualizzare, configurare o esportare i contenuti registrati. Ogni operazione è tracciata, per una visibilità completa e documentabile, utile anche in caso di verifiche o audit.

Le soluzioni Comelit rispettano pienamente la normativa GDPR e applicano concretamente i principi di privacy by design e privacy by default, rendendo la conformità parte integrante dell’architettura tecnologica. L’ecosistema Comelit consente inoltre l’integrazione con controllo accessi, antintrusione e domotica, per una gestione coordinata e coerente di tutte le funzioni di sicurezza. Infine, Comelit si propone come alleato dell’installatore seguendolo in ogni fase della realizzazione dell’impianto, al fine di assicurare una messa in opera impeccabile.

 

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