Direttiva NIS2: cosa cambia davvero per gli installatori nel 2026.
Il responsabile della sicurezza di una ASL ti contatta per un preventivo su un impianto di videosorveglianza IP da 40 telecamere. Il sopralluogo è fatto, l’offerta è pronta, ma prima di procedere arriva una richiesta precisa: documentazione sulla sicurezza informatica dei dispositivi.
Non è burocrazia: è il nuovo requisito di ingresso nei progetti ad alto valore.
Nel 2026 questa situazione è sempre più frequente. Un impianto, anche se ben progettato, oggi non è sufficiente da solo: i clienti strutturati vogliono garanzie sulla sicurezza dei sistemi installati e sulla loro gestione nel tempo. Fino a poche tempo fa queste richieste emergevano a fine progetto; oggi, con la direttiva NIS2 operativa, entrano già in fase di valutazione.
Molti installatori non sono ancora preparati a rispondere in modo chiaro a queste richieste, né sanno quali siano le misure minime da adottare su un impianto connesso.
Il rischio non è solo tecnico, ma anche commerciale.
Non essere preparati significa spesso non essere selezionati. Non saper rispondere porta a essere esclusi prima ancora del prezzo. E senza un metodo chiaro, diventa difficile trasmettere affidabilità.
INDICE:
Quali rischi introduce un impianto connesso
Cosa cambia concretamente per l’installatore
Come diventare un installatore NIS2-ready
Quando un impianto è davvero NIS2-ready
I settori soggetti alla NIS2: dove sono le opportunità
Come risponde Comelit: prodotti e supporto per la NIS2
FAQ
Cos’è la direttiva NIS2 e perché cambia il lavoro dell’installatore
La direttiva NIS2 (UE 2022/2555), recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, introduce obblighi di gestione del rischio informatico per organizzazioni considerate critiche, come pubblica amministrazione, sanità, energia, trasporti, banche e infrastrutture digitali.
Dal punto di vista normativo, l’installatore non è il destinatario diretto della direttiva. Nella pratica, però, è sempre più coinvolto.
Gli impianti di sicurezza non sono più sistemi isolati. Videocamere IP, videocitofonia, controllo accessi e sistemi antintrusione comunicano con la rete del cliente e diventano parte della sua infrastruttura digitale. Questo implica che, se il cliente deve garantire sicurezza informatica, deve farlo anche attraverso questi dispositivi.
È qui che cambia il ruolo dell’installatore: non solo esecutore dell’impianto, ma parte della filiera della sicurezza. È questo passaggio che segna la differenza tra un impianto funzionante e un impianto realmente accettabile nei contesti strutturati.
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Quali rischi introduce un impianto connesso
Un impianto connesso alla rete non è più solo un sistema di sicurezza: è un possibile punto di accesso alla rete del cliente.
Se non configurato correttamente, può trasformarsi in una vulnerabilità.
Nella pratica, i problemi più comuni sono spesso legati a configurazioni incomplete o non aggiornate:
– accessi remoti non protetti → possibilità di accessi non autorizzati
– password di default → compromissione immediata dei dispositivi
– firmware non aggiornato → esposizione a vulnerabilità note
– rete non segmentata → propagazione di eventuali attacchi
Nei contesti strutturati, tutto questo non è più considerato un dettaglio tecnico. La configurazione cyber diventa un requisito progettuale, al pari della scelta dei dispositivi.
Per approfondire come progettare correttamente un impianto connesso, è utile partire da soluzioni integrate progettate per la sicurezza fin dalla configurazione.
Cosa cambia concretamente per l’installatore
La direttiva NIS2 non introduce certificazioni obbligatorie per l’installatore, ma impone ai clienti di gestire il rischio cyber includendo tutti i dispositivi connessi.
Questo cambia il lavoro in modo concreto.
Già in fase di preventivo, i capitolati iniziano a includere richieste specifiche legate alla sicurezza: aggiornamenti firmware, gestione delle credenziali, caratteristiche verificabili dei dispositivi. Non rispondere a questi requisiti significa spesso essere esclusi prima ancora della valutazione economica.
Durante l’installazione, la sicurezza diventa parte integrante del lavoro. Operazioni come il cambio delle credenziali, l’aggiornamento firmware e la configurazione della rete non sono più semplici buone pratiche, ma attività da eseguire e documentare.
Anche il collaudo evolve: oltre al funzionamento dell’impianto, viene richiesta una documentazione che dimostri come è stato configurato e come verrà gestito nel tempo.
A questo si aggiunge un tema sempre più rilevante: la responsabilità. Una configurazione non adeguata può esporre il cliente a rischi concreti e l’installatore a contestazioni contrattuali o danni reputazionali. È qui che la differenza non è più tecnica, ma professionale.
Come diventare un installatore NIS2-ready
Adeguarsi alla NIS2 non significa complicare il lavoro, ma strutturarlo meglio.
Molte delle attività richieste fanno già parte dell’operatività quotidiana. La differenza è che oggi devono essere organizzate, tracciate e comunicabili.
Definire una procedura di chiusura cantiere consente di rendere replicabili attività come il cambio delle credenziali, l’aggiornamento firmware e la configurazione della rete. Allo stesso tempo, scegliere prodotti con caratteristiche di sicurezza verificabili permette di rispondere alle richieste dei clienti con maggiore solidità.
Anche la documentazione diventa un elemento chiave: una descrizione chiara del proprio metodo di lavoro può fare la differenza in fase di selezione. Senza una procedura chiara, diventa difficile rispondere alle richieste dei clienti strutturati in modo credibile.
È importante chiarire un punto: queste non sono pratiche avanzate.
Sono il minimo richiesto oggi nei contesti strutturati.
Avere accesso a soluzioni e supporto tecnico strutturato può semplificare questo passaggio.
Quando un impianto è davvero NIS2-ready
Un impianto può essere considerato adeguato quando:
- la configurazione di sicurezza è documentata
- le credenziali sono gestite correttamente
- i dispositivi sono aggiornati e verificabili
- la rete è configurata in modo sicuro
- è prevista una gestione nel tempo (aggiornamenti e supporto)
Quando questi elementi mancano, il rischio non è solo tecnico ma anche commerciale: l’impianto può non essere accettato già in fase di valutazione.
I settori soggetti alla NIS2: i tuoi clienti ad alto valore
Il D.Lgs. 138/2024 distingue tra soggetti essenziali e soggetti importanti.
Tra i principali rientrano energia, trasporti, banche, sanità, infrastrutture digitali e pubblica amministrazione, insieme a settori come industria, servizi digitali e manifatturiero avanzato.
Nella pratica, significa lavorare con ospedali, utility, aeroporti, enti pubblici, università, grandi aziende e realtà industriali strutturate.
Come risponde Comelit: prodotti e supporto per la NIS2
Quando il cliente richiede garanzie sulla sicurezza, la risposta parte dal prodotto.
Comelit sta sviluppando un portfolio di dispositivi con caratteristiche di sicurezza verificabili da terze parti. Il videocitofono WiFi People, ad esempio, ha ottenuto la certificazione IoT Cyber Assurance Level 2 (IASME), in linea con lo standard ETSI EN 303 645.
Per l’installatore significa poter rispondere alle richieste documentali con elementi concreti e verificabili, evitando approcci basati su dichiarazioni non supportate.
Accanto ai prodotti, il supporto tecnico diventa fondamentale. Il team Comelit affianca installatori e progettisti nella gestione della documentazione richiesta nei cantieri più strutturati, contribuendo a semplificare un passaggio sempre più centrale. Questo permette all’installatore di ridurre l’incertezza e rispondere in modo più efficace alle richieste dei clienti strutturati.
FAQ
1. Cos’è la NIS2 e perché riguarda gli impianti di sicurezza?
La direttiva NIS2 è una normativa europea che introduce obblighi di sicurezza informatica per organizzazioni pubbliche e private. Riguarda anche gli impianti di sicurezza perché questi sono dispositivi connessi alla rete e possono diventare punti di accesso ai sistemi aziendali. Per questo motivo devono essere progettati e configurati in modo sicuro fin dall’inizio.
2. La NIS2 si applica direttamente agli installatori?
La NIS2 non si applica direttamente agli installatori, ma ai loro clienti, come aziende, enti pubblici e infrastrutture critiche. Tuttavia, gli installatori sono coinvolti perché fanno parte della catena di fornitura. I clienti soggetti alla normativa richiedono quindi ai fornitori di rispettare determinati standard di sicurezza, soprattutto nella configurazione e gestione degli impianti connessi.
3.Cosa deve fare un installatore per lavorare con clienti soggetti a NIS2?
Un installatore deve adottare procedure di installazione sicura e documentarle. Questo include il cambio delle credenziali di default, l’aggiornamento del firmware e la configurazione corretta della rete. Inoltre, deve essere in grado di fornire informazioni chiare sulla gestione della sicurezza nel tempo, come aggiornamenti e gestione delle vulnerabilità.
4.Quali rischi esistono negli impianti di sicurezza connessi?
Gli impianti connessi possono presentare vulnerabilità legate a configurazioni non sicure, firmware obsoleti o accessi non controllati. Questi elementi possono essere sfruttati per attacchi informatici, mettendo a rischio dati e infrastrutture del cliente. Per questo è fondamentale adottare buone pratiche di sicurezza fin dalla fase di installazione.
5. Perché la cybersecurity è diventata un fattore competitivo per gli installatori?
La cybersecurity è diventata un fattore competitivo perché i clienti strutturati selezionano fornitori in grado di garantire sicurezza anche a livello digitale. Un installatore che sa rispondere a queste esigenze può accedere a progetti più complessi e differenziarsi sul mercato. La sicurezza non è più un optional, ma un criterio di scelta.
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La direttiva NIS2 sta cambiando il modo in cui i clienti valutano gli impianti di sicurezza connessi. Non si tratta più solo di installare dispositivi, ma di garantire configurazioni sicure, aggiornamenti nel tempo e documentazione chiara.
Per lavorare con clienti strutturati, serve poter contare su prodotti affidabili e su un supporto tecnico in grado di rispondere anche alle richieste legate alla cybersecurity.
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